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Editoriale di Annamaria Ciai

I GIOVANI E LA GUERRA

I venti di guerra che incombono sempre più minacciosi sul nostro mondo occidentale, abituato ormai da più di mezzo secolo a una relativa pace, hanno compiuto quello che fino a qualche mese fa appariva un miracolo: far scendere in piazza milioni di giovani, trascinati a "fare politica” da un sentire comune di opposizione alle politiche aggressive e imperialiste dei governi americano e inglese. La strada era stata aperta dai "No global" di tutto il mondo, ma questi appartenevano a una minoranza politicizzata che non trovava riscontro in un forte movimento di massa. Il fronte del No alla guerra ha visto marciare insieme ragazzi di ogni parte del mondo, di culture e orientamenti politici differenti: cattolici, comunisti, verdi, musulmani e anche persone senza un preciso colore politico, accomunati dal rifiuto di una guerra "preventiva” ingiustificata e interessata. Questo appare ancora più promettente per la futura ripresa di partecipazione civile e mobilitazione su grandi temi da parte dei giovani, se consideriamo che queste generazioni sono cresciute in una pace "bombardata" da messaggi mediatici che della violenza hanno fatto spettacolo, confondendo spesso i due piani della realtà e della finzione. Il proliferare di film di guerra, di servizi televisivi che trasmettono immagini di violenza volte più a scioccare che a far capire la realtà di cui sono espressione, sembrava avesse anestetizzato gli spettatori, ottundendo la loro sensibilità. Certamente molto importante è stato l'impegno del papa che questa volta non si è limitato a diffondere un generico messaggio di pace, come richiede la funzione del Pontefice, ma ha messo in atto tutte le strategie possibili, compreso l'uso della diplomazia a livello internazionale. Non meno importante è stato il lavoro di tutte quelle associazioni e organizzazioni umanitarie che, come Emergency, Medici senza frontiere e altre, non solo hanno portato aiuti e solidarietà nei paesi vittime dei conflitti, ma hanno promosso, nel mondo occidentale, la conoscenza degli aspetti più tragici e più veri della terribile quotidianità della guerra. Basterà tutto ciò ad evitarla?

Fascicolo 21 - Marzo 2003

 

 

SOMMARIO

Classic
TEMPI MODERNI
di Alessandro Cappabianca


Cinestoria
DOPO IL NEOREALISMO
di Edoardo Bruno


Sugli schermi
VEDERE DI MENO
di Daniele Dottorini


Leggere il cinema
EDGAR MORIN
di Lorenzo Esposito

Dizionarietto
di Anna Maria Ciai

Riservato agli studenti