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Anno VI Numero 22 |
Editoriale di Edoardo Bruno LA RIFORMA MORATTI La riforma della scuola è entrata in vigore, dopo mesi di discussioni, di colpi di mano, di mobilitazione delle forze sindacali e politiche e sopra tutto di proteste da parte di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Esattamente 80 anni fa, il 27 aprile 1923 veniva varata la precedente riforma, "la riforma Gentile", che ha, fino ad oggi formato, nel bene e nel male, la scuola italiana (non dimentichiamo che al progetto, nel periodo di gestazione 1920-21, avevano partecipato, tra gli altri, Benedetto Croce, Giuseppe Lombardo Radice, Ernesto Codignola Gaetano Salvemini e naturalmente Giovanni Gentile). L'accentramento dell'insegnamento, l'annullamento di ogni forma di autonomia, simboleggiato dal mitico esame di stato, erano i punti autoritari di una scuola accentratrice, che risentiva, per forza di cose anche con la politica dei ritocchi avvenuta nel dopoguerra, del periodo di nascita. Così quello che era stato il tratto dominante della riforma Gentile, che pure partiva con un disegno classicamente idealistico, era la forte impronta gerarchica fra i vari tipi di scuola, con l'introduzione della cosiddetta 'scuola complementare' per coloro che andavano direttamente avviati al lavoro, chiudendo ogni altra possibilità di continuare a studiare. Questo concetto di una sottoscuola razzistica, permane nella riforma Moratti, con l'aggravante dell'affievolimento dell'impegno culturale e umanistico ed è il tratto più decisamente da contrastare. Come pure l'introduzione della informatica al posto della filosofia o lo studio della lingua inglese al posto del latino, sono tutte materie utili per formare nuovi manager e non per determinare i caratteri della persona. Fanno parte della resa al privato, di una concezione che riduce di fatto la scuola in briciole, eliminando quasi del tutto i finanziamenti dello Stato lasciandoli soltanto alle industrie, in una ricerca di mercato, che di fatto sancisce la eliminazione, già attuata, dell'aggettivo "pubblico" accanto al sostantivo "istruzione". |
Fascicolo 22 - Maggio 2003
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