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Editoriale di Edoardo Bruno

La Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nasce tra compromessi di regime, in pieno fascismo nel 1932 con uno statuto ambiguo ma coraggioso. Era la prima volta infatti, che lo statuto di un ente come la Biennale prendeva in considerazione il cinema come arte, sia pure con il compromesso di una mondanità forse già allora necessaria per accogliere il consenso di pubblico. Tra arte e politica i compromessi ci sono sempre stati, l'equilibrio è finito col trovarsi nelle pieghe, muovendosi con intelligenza, anche contrastando la forza autoritaria del regime. Così la Biennale e la Mostra del cinema hanno trovato modo di convivere, anche nei periodi più bui, salvo la parentesi della guerra in cui più che del governo ha dovuto subire la violenza dell'alleato tedesco. Tra alti e bassi la condizione di compromesso è continuata nel dopoguerra, con tentativi di riforme, tra censure e proibizioni, ma sempre lasciando spazi alla ricerca, allo sperimentalismo, a trovare sbocchi per un cinema indipendente, a tentare di rimarginare, almeno nel cinema, quelle ferite che la guerra fredda aveva reso inevitabili e a superare, in qualche modo, lo schieramento di chiusura ideologica. L'occupazione della Biennale nel 1968 e l"'assunzione" della gestione, negli anni successivi, da parte del movimento dei cineasti, hanno portato ad allargare l'autonomia dello statuto e a ridare vita al settore della ricerca. Ma a poco a poco il ritorno all'ordine ha spazzato via ogni idea innovativa, senza spegnere però la sostanziale autonomia del consiglio di amministrazione che i vari cambi di direzione della Mostra hanno rispettato. Ora l'assalto all'autonomia prende di nuovo consistenza. Dopo la restaurazione dei metodi autoritari con l'allontanamento immotivato lo scorso anno del direttore Alberto Barbera si tenta oggi di stravolgere l'autonomia dell'Ente, inserendo altri soggetti pubblici e privati nel Consiglio di Amministrazione, per fare della Biennale un organismo alla dirette dipendenze del Ministero dei Beni Culturali e quindi del governo. Per ora sono solo progetti, indicazioni di massima ma la battaglia è appena agli inizi.

Fascicolo 24 - dicembre 2003

 

 

SOMMARIO

Cinestoria
DOPO IL NEOREALISMO
di Edoardo Bruno


Classic
FURORE
di Alessandro Cappabianca


Sugli schermi

GLI ELEMENTI DEL CINEMA
di Daniele Dottorini

Profili
STANLEY DONEN
di Vittorio Giacci


Giovani contro
RICORDO DI UNA ESTATE
di Patrizia Horvath

Dizionarietto
di Anna Maria Ciai

Riservato agli studenti