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Anno VII Numero 28 |
Editoriale di Edoardo Bruno EDITORIALE Dopo la Mostra di Venezia l’altro appuntamento cinematografico importante è il Torino Film Festival giunto alla sua ventiduesima edizione, un festival laboratorio dedicato, per il concorso, al cinema giovane, alle opere prime e seconde e, per il resto, una esplorazione nel mondo contemporaneo anche in quello poco visto altrove. Un appuntamento da non mancare che ha messo in rilievo anche un di verso modo di ‘guardare’, di vedere il cinema come una esperienza altra, non sempre appoggiata sull’elemento narrativo, ma come visualizzazione di un immaginario fatto di percorsi imprevisti, di riflessioni e progetti. Una visita al Louvre di Straub/Huillet è un viaggio nella pittura, commentata attraverso le parole di un grande pittore come Cèzanne, un modo di attraversare i quadri esposti con rigore critico e tendenziosità , dai corpi ingessati del neo-classicismo sino al realismo di Courbet. Una lezione di musica è stato Mozart Requiem diretto dal regista Sokurov che, nel mettere in scena il concerto, ha in particolare fissato il suo sguardo sul coro come elemento narrativo del film, dandogli così uno spessore drammatico e un significato diverso. Cambiare il punto di vista, mettere in primo piano dettagli inosservati è elemento fondante del cinema d’autore, rileggere, per esempio, la storia dell’immaginismo (cfr. Futurismo) ripercorrere le pagine della letteratura del Novecento in chiave surrealista è quanto ha fatto il regista cileno Raul Ruiz, in questo suo Dias da campo (Giornate di campagna) misterioso omaggio alla terza età, alla vita e alla morte, ai ricordi e all’oblio. Sulla stessa lunghezza d’onda il film di un grande regista portoghese Paulo Rocha Vanitas ha sottolineato questa forza di resistenza che è la vita in tutte le sue sfaccettature, cogliendone le contraddizioni e le analogie in un affresco visionario che potremmo definire barocco. Su questo film che ha vinto il premio Filmcritica “bastone bianco” rimando alle osservazioni sulle pagine della rivista. Qui, in questo editoriale premeva sottolineare questo modo diverso di concepire un festival, senza i contorni mondani che oramai occupano più spazio degli stessi film, come accade altrove, e senza privilegiare solo le grandi produzioni. Molti film, scelti con il criterio di chi ama le scoperte, riguardano la Cina, il Giappone, la Corea, le Filippine, la Malesia, l’Italia, ecc. in un ragguaglio critico che sottolinea come il cinema sia oramai una questione di linguaggio e di ricerca, una scelta di metodo che privilegia la creatività rispetto al realismo.
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Fascicolo 28 - Dic 2004
SOMMARIO Leggere il cinema Sugli schermi Classic
Dizionarietto Riservato agli studenti |
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